Lo stile Zanobetti, la “quarta generazione”
e le considerazioni del nipote Matteo
Sono passati più di cento anni da quando Umberto Zanobetti impiantò quella piccola cappelleria in via Calimala e gettò le basi del successo della sua famiglia; come i maestri della lana esigevano per i loro filati materiale di prima qualità, così gli Zanobetti esponevano nei loro negozi prodotti di qualità eccelsa.
L’individuo si distingue dalla massa per la sua personalità ed è proprio su questo elemento diversificatore che si basava l’attività degli Zanobetti attraverso tre generazioni, con la speranza che i componenti della quarta generazione, Matteo, Marco e Niccolò, sappiano proseguire sulla strada tracciata dal trisavolo Umberto.
Le mode passano, sono volubili, fugaci, bizzarre, il buon gusto e la qualità, no.
Mio nonno Giancarlo mi diceva sempre: “gli oggetti devono avere un’anima Matteo, noi non vogliamo creare moda, ma inventare un gusto che non ha tempo”.
Per tali affermazioni sono arrivato alla conclusione che quando una persona acquista un capo di abbigliamento oppure un oggetto di pelletteria, deve sentire quell’oggetto suo, parte integrante di se stesso.
Un vestito, una borsa, un paio di scarpe sono una dichiarazione per gli altri della propria personalità.
Per questo la loro scelta e l’eventuale acquisto che ne deriva, non rappresentano un’azione banale e meccanica, ma il frutto di un’attenta selezione, di una scelta accurata.
Si dice abitualmente che “l’abito non fa il monaco”, ma spesso questo detto non corrisponde a verità. L’abito fa il monaco, l’apparenza esterna è la manifestazione di una sostanza interna e chi vuol farsi portavoce della propria personalità non cerca di nasconderla con espressioni stravaganti o volutamente trascurate.
Sapersi vestire è un’arte e vestirsi bene non è una manifestazione di ostentato esibizionismo. Vestirsi bene è anzi una forma di rispetto nei confronti degli altri, è il modo più corretto per dare alle persone un’immagine di ordine interiore e di cultura dell’animo.
Di quest’arte del “vestirsi bene”, di questa manifestazione della personalità umana, credo che la mia famiglia ne sia stata fedele portavoce.
In una società dove il buon gusto è stato relegato in una posizione di secondo piano, per lasciare il posto ad una crescente sciatteria, di cui il disordine è l’espressione preminente, anche se troppo spesso viene giustificato ed etichettato come “casual”, dove le mode si susseguono a ritmo vertiginoso senza avere il tempo di affermarsi, credo che mio nonno Giancarlo abbia voluto conservare e portare avanti un proprio stile, una propria moda, che forse può definirsi “la moda”, perché è quella che ha fatto del buon gusto e della ricercatezza i valori principali.
Una moda che non ha limiti, né di spazio, né di tempo, che si adatta all’evolversi della società, senza però mai perdere i suoi tratti salienti e le sue caratteristiche peculiari.
Grazie, nonno, per gli insegnamenti, per le parole, specie quelle non dette, ma sopra di tutto per il gusto insindacabile che hai cercato di trasmettermi.

